Il Bardolino compie cent’anni: una storia di territorio, tradizione e convivialità

mar 13 ott – Dalle prime testimonianze della viticoltura gardesana alla nascita del Consorzio nel 1926: cento anni di storia per un vino che ha fatto della freschezza, della convivialità e del legame con il territorio i propri caratteri distintivi.

Cento anni di storia, un’identità profondamente legata al Lago di Garda e una vocazione alla convivialità che attraversa le generazioni. Il Consorzio Vini Bardolino ha celebrato il proprio centenario dal 9 all’11 ottobre 2026, ripercorrendo le tappe di un vino che ha saputo conservare il proprio carattere popolare, rinnovando nel tempo il linguaggio e le modalità con cui si presenta ai consumatori.

Un vino che Luigi Veronelli definiva “simpatico”, sottolineandone quella naturale immediatezza che ancora oggi rappresenta uno dei tratti più riconoscibili del Bardolino.

Una storia che affonda le radici nel territorio

La tradizione vitivinicola delle colline gardesane risale all’epoca romana, ma è soprattutto durante il Medioevo, grazie all’attività delle istituzioni religiose, che la coltivazione della vite si consolida.

Nell’Ottocento il Bardolino acquista una propria riconoscibilità commerciale, tanto da essere apprezzato anche oltre i confini italiani. Curioso l’episodio ricordato nelle cronache dell’epoca: negli alberghi svizzeri veniva talvolta servito come Beaujolais, a testimonianza della sua diffusione e delle affinità stilistiche percepite con alcuni vini francesi.

Il 1926 segna una tappa fondamentale, con la costituzione del Consorzio di difesa del vino tipico Bardolino, nato per tutelare e valorizzare la produzione locale.

Seguiranno il riconoscimento della DOC nel 1968 e, nel 1969, la nascita dell’attuale Consorzio di tutela, che accompagnerà la denominazione nel suo percorso di crescita e affermazione internazionale.

Il carattere del Bardolino: freschezza ed eleganza

Tra il Lago di Garda e le pendici del Monte Baldo, un particolare equilibrio di condizioni climatiche e caratteristiche dei suoli contribuisce a definire l’identità dei vini del territorio.

Il Bardolino, ottenuto principalmente da Corvina Veronese, affiancata da Rondinella e Molinara, si distingue per il profilo fresco, la struttura agile e la piacevolezza di beva.

Accanto al rosso trova spazio il Chiaretto di Bardolino, espressione rosata della denominazione, che negli ultimi anni ha consolidato il proprio ruolo sui mercati italiani e internazionali.

Due interpretazioni differenti di un territorio che ha fatto della versatilità e della riconoscibilità stilistica i propri punti di forza.

Una denominazione che guarda al futuro

Oggi il Consorzio riunisce 817 soci, di cui oltre 600 viticoltori, e rappresenta un patrimonio vitato di circa 2.400 ettari, dei quali 1.000 dedicati al Chiaretto.

La produzione prevista per il 2026 è di circa 20 milioni di bottiglie, sostanzialmente suddivise tra Bardolino e Chiaretto. Significativa anche la presenza sui mercati internazionali, ai quali è destinato circa il 60% della produzione.

Le celebrazioni del centenario hanno voluto raccontare questa identità attraverso un programma capace di affiancare vino, gastronomia, musica e arte contemporanea.

Il Bardolino Pop Garden, ospitato nel Parco di Villa Carrara Bottagisio, ha rappresentato l’espressione più immediata di questa filosofia: portare il vino fuori dai contesti tradizionali della degustazione e renderlo protagonista di nuove occasioni di incontro.

Come sottolineato dal presidente del Consorzio Fabio Dei Micheli, l’obiettivo è valorizzare il carattere contemporaneo e conviviale dei vini del territorio, senza perdere il legame con le proprie origini.

A cent’anni dalla nascita del primo Consorzio, il Bardolino continua così a raccontare una storia in cui tradizione e modernità convivono, dimostrando come la semplicità possa rappresentare una precisa e riconoscibile identità enologica.

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