Lutto nel mondo del vino: addio ad Arnaldo Caprai, simbolo del Sagrantino di Montefalco

mer 7 gen – Nato a Torino, fondatore di un importante gruppo tessile, nel ’71 acquistò dei terreni vitati tra Assisi e Spoleto e fece riscoprire al mondo il vino rosso umbro che rischiava di essere dimenticato.

Arnaldo Caprai, imprenditore del tessile e del Sagrantino di Montefalco, è morto a 92 anni. Era nato a Torino, figlio di un ferroviere e di una casalinga. Una vita trascorsa per metà tra cachemire, seta, lino e cotone. L’altra metà tra le vigne sul colle umbro di Montefalco.

Il ricordo del figlio
Marco, il figlio di Arnaldo, ora al timone dell’azienda, racconta così il padre: «Con lui se ne va un protagonista della generazione di giganti che ha costruito il Made in Italy. È stato un uomo coraggioso, ottimista, attento al sociale, e ha sempre creduto nei valori dell’impresa all’interno della società».

 

La carriera
Arnaldo Caprai inizia l’attività tessile a Foligno nel 1955. Vendeva corredi e biancheria nel Centro Italia. Negli anni Sessanta crea un maglificio artigianale, apre la Maglital e la Ferrini che si occupa di filati e tessuti, entra nella Carlaggi, società di filatura d’eccellenza, e infine si dedica al gruppo tessile che copre l’intera filiera, dal fiocco alla confezione. Quando, negli anni Settanta, acquista un fazzoletto ottocentesco in pizzo da un antiquario di Bruxelles, ha una folgorazione: merletti e ricami diventano un nuovo capitolo della storia aziendale. Apre il più importante museo privato (virtuale, in attesa di una sede) al mondo sull’arte tessile, con 25 mila pezzi, dal Quattrocento ad oggi. I suoi prodotti sono nei palazzi storici, della religione e delle istituzioni: dalle tende che riparano il Papa nel salone di Castel Gandolfo a quelle che proteggono l’affresco di Michelangelo e l’altare nella Cappella Paolina del Palazzo Apostolico, fino alla tovaglia di 17 metri in pizzo usata dal Quirinale per il G8 del 2009 all’Aquila. Negli anni Novanta nasce un nuovo brand, Cruciani, che diventa famoso per i braccialetti in pizzo. Il motto di Arnaldo Caprai era: «Il nostro romanzo è la cultura, la cultura del fare».

La carriera
Arnaldo Caprai inizia l’attività tessile a Foligno nel 1955. Vendeva corredi e biancheria nel Centro Italia. Negli anni Sessanta crea un maglificio artigianale, apre la Maglital e la Ferrini che si occupa di filati e tessuti, entra nella Carlaggi, società di filatura d’eccellenza, e infine si dedica al gruppo tessile che copre l’intera filiera, dal fiocco alla confezione. Quando, negli anni Settanta, acquista un fazzoletto ottocentesco in pizzo da un antiquario di Bruxelles, ha una folgorazione: merletti e ricami diventano un nuovo capitolo della storia aziendale. Apre il più importante museo privato (virtuale, in attesa di una sede) al mondo sull’arte tessile, con 25 mila pezzi, dal Quattrocento ad oggi. I suoi prodotti sono nei palazzi storici, della religione e delle istituzioni: dalle tende che riparano il Papa nel salone di Castel Gandolfo a quelle che proteggono l’affresco di Michelangelo e l’altare nella Cappella Paolina del Palazzo Apostolico, fino alla tovaglia di 17 metri in pizzo usata dal Quirinale per il G8 del 2009 all’Aquila. Negli anni Novanta nasce un nuovo brand, Cruciani, che diventa famoso per i braccialetti in pizzo. Il motto di Arnaldo Caprai era: «Il nostro romanzo è la cultura, la cultura del fare».

Il sogno di produrre vino
Mentre il gruppo tessile cresce, Caprai realizza il sogno di produrre il suo vino. Nel 1971 acquista 43 ettari, con 4 di vigneto, nella collina a 473 metri d’altitudine, tra Assisi e Spoleto. Si appassiona al Sagrantino, portato, secondo la leggenda, dai seguaci di San Francesco. Un vitigno che a Montefalco si eleva e si trasforma in rosso robusto ed elegante. Con il figlio Marco, dal 1988, fa rinascere la fama del vino quasi dimenticato negli anni Sessanta. Il Sagrantino ha una storia importante, riassunta nel 1565, da Cipriano Piccolpasso, provveditore della fortezza di Perugia, nella prima relazione ufficiale a Papa Pio IV sui vini: «Montefalco è ornato di belle et buone vigne, coltivati terreni et di gran frutto, delicati vini et benissimo grano, che l’uno et l’altro è d’avantaggio al numero delle genti; i frutti sono quivi perfetissimi et in gran copia».

La valorizzazione del Sagrantino
Marco Caprai moltiplica gli ettari vitati (ora 160 per quasi un milione di bottiglie l’anno). Il Sagrantino torna protagonista nel mondo. Lo degustano i presidenti Bill Clinton e Barack Obama, lo compra all’asta l’attrice Sharon Stone, lo fanno servire alle nozze Michael Douglas e Catherine Zeta Jones, ne fa incetta Jude Law durante le riprese di «The Young Pope» di Paolo Sorrentino. L’ultimo balzo per Caprai è l’ingaggio di Michel Rolland, l’enologo volante, così chiamato perché plana in aereo sulle cento aziende nel mondo che segue. Nasce Spinning Beuty, un super Sagrantino da quasi 200 euro, con con filo e ago disegnati sull’etichetta, come omaggio all’industria dove tutto è nato.

L’attenzione al sociale
Con la crescita dell’azienda aumenta il bisogno di manodopera. Così l’azienda Arnaldo Caprai stringe un patto con la Caritas per ospitare migranti che arrivano dai Paesi in guerra, offrendo lavoro, casa e insegnando l’italiano. Attività che ha valso a Caprai premi e riconoscimenti di Onu e Quirinale. Sono state persone di 35 nazionalità. «Papà c’è stato fino all’ultimo – ricorda – per ricordarci che il futuro si costruisce con passione e fiducia».

Fonte: www.corriere.it

Altre news dal mondo del vino