28 Mag – 9.000 bottiglie di Talamo in fondo al mare di fronte a Talamone. Dall’Elba agli Champagne, tra buio temperature costanti e moto ondoso

Più che una moda, una pratica enologica: anche Terre di Talamo “inabissa” i suoi vini

Il mare di fronte a Talamone diventerà per un anno la cantina di affinamento del Talamo, il vino rosso di punta di Terre di Talamo, azienda maremmana del gruppo Bacci Wines: sono 9.000 le bottiglie che verranno adagiate sul fondale marino, a 35 metri di profondità, dove ad una temperatura costante di 16 gradi completeranno il loro processo di maturazione. Più che una moda, ormai, l’affinamento delle bottiglie, di spumanti soprattutto, ma non solo, nelle profondità del mare, è diventata una pratica enologica sì di tendenza, ma anche capace di garantire risultati interessanti, come raccontano i tanti esempi in giro per l’Italia e per l’Europa. I motivi, tecnicamente, sono piuttosto semplici: temperature costanti, buio e il moto delle onde forniscono le condizioni perfette per l’affinamento in bottiglia.
Terre di Talamo, così, si innesta in una nicchia che va dallo spumante Abissi della cantina ligure Bisson, alla Cantina Santa Maria La Palma di Alghero, che sotto al mare affina il Vermentino, dalla Tenuta del Paguro (Ravenna), che sperimenta con Sangiovese ed Albana, ad Emanuele Kottakis, che con Jamin affina Champagne nelle acque di Portofino, al progetto dell’Azienda Agricola Arrighi sull’Isola d’Elba sul “Nesos, il vino marino”, un esperimento scientifico che riporta indietro nel tempo, alle imprese enologiche dei Greci dell’isola di Chio. E, ancora in Grecia, per esempio, affina parte dei suoi vini la celebre cantina Gaia Wines, o ancora in Spagna, lungo la costa basca, c’è l’esperienza della Crusoe Treasure, o ancora, in Croazia, quella di Edivo Vino, che affina il vino nelle anfore immerse nelle acque del mare. Una pratica che, tra storia, sperimentazione e “storytelling”, sta conquistando sempre di più anche i produttori di Champagne, da brand come Veuve Cliquot, con il programma “Cellar in the Sea”, alla maison Drappier, da Leclerc Briant a Frèrejean Frères, che hanno aderito al progetto Amphoris a Brest, ideato da Denis Drouin, ingegnere specializzato in lavori offshore e subacquei, a largo dell’isola bretone di Ouessant.
Tornando a Talamone, il 9 giugno 2021 è la data scelta per l’operazione che vedrà le gabbie calate da una piattaforma di 40 metri in collaborazione con Cressi Sub. Lo spot scelto non è casuale: in quel punto il fondale è privo di elementi naturalistici per limitare al minimo l’impatto ambientale. E poi, si può ben parlare di affinamento a chilometro zero, data la vicinanza di vigne e cantina al punto scelto dì inabissamento. “Non solo la temperatura costante ci permette condizioni ottimali per l’affinamento – spiega Marco Bacci, proprietario di Terre di Talamo – ma anche il rollio delle correnti siamo sicuri darà benefici al nostro vino. Questo l’ho notato dopo alcuni anni di conservazione di bottiglie di vino rosso nella sentina della mia a barca a vela, dove all’assaggio abbiamo notato delle caratteristiche sensoriali nei vini nettamente migliorate”.

Fonte: Winenews.it
28/06/2021

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