23 Ago – dalle pagine web del Corriere della sera un’analisi sul primo semestre 2021

Le grandi aziende del vino e le cantine al top in Italia

Le grandi aziende hanno contenuto le perdite del 2020
Il primo semestre 2021 ha riportato fiducia tra le vigne: ci sono segnali di ripresa ovunque e c’è anche un futuro verde all’orizzonte: l’Italia è la prima nazione in Europa a imboccare la strada della sostenibilità, grazie alla recente approvazione del decreto ad hoc da parte del governo. Una boccata di aria fresca che aiuta a lasciarsi alle spalle un anno da dimenticare.
Il mercato del vino ha chiuso i conti 2020 con 3 miliardi di ricavi in meno, pari a un decremento del giro d’affari del 24%. In flessione anche l’export: dopo anni di crescita ininterrotta, le esportazioni hanno invertito la marcia con vendite pari a 6,3 miliardi, il 2,4% in meno del 2019. Naturalmente ogni cantina ha la sua storia e in funzione di molti fattori, primo tra tutti l’organizzazione commerciale, è stata in grado di fronteggiare in modo più o meno efficace la congiuntura sfavorevole. A pagare di più sono state le cantine piccole e medie legate principalmente al canale horeca (hotel, ristoranti, bar) messo in ginocchio dai lockdown. Mentre le aziende maggiori, e in particolare quelle dotate di una strategia distributiva multicanale, sono riuscite a contenere le perdite e anche a mettere a segno ottimi risultati. È il caso di molte aziende che compongono l’esclusiva classifica delle 106 maggiori realtà vitivinicole nazionali. Un campione significativo dell’industria nazionale del vino che rappresenta il 61,8% del giro d’affari totale del settore, il 62,2% delle esportazioni e il 61,3% del fatturato domestico.

Grandi numeri: giro d’affari di 6,7 miliardi
Complessivamente le 106 cantine hanno registrato un giro d’affari di 6,7 miliardi, un export di 3,9 miliardi e 2,7 di incassi sul mercato domestico. A conferma della difficile annata, anche questo campione dai grandi numeri ha chiuso il 2020 con un decremento del fatturato del 3,22%, sintesi di un incremento dell’export del 2,4% e di una flessione del 10,2% del lavoro in Italia. Molto meno del resto del mercato. Protagoniste della classifica sono 65 aziende private e 41 cooperative. Nel segmento privati ci sono forti differenze. Molti brand, soprattutto nella fascia alta della graduatoria, hanno un taglio industriale che esclude proprietà viticole. Ed è proprio questa tipologia di aziende che oggi si sta muovendo con decisione per aumentare di taglia. È il caso dell’Italian Wine Brands (Iwb), quotato all’Aim, che ha appena definito l’acquisto di Enoitalia. Ed è il caso di Botter e Mondodelvino che sono confluiti in un nuovo nuovo polo vinicolo con forti ambizioni sotto l’egida di Clessidra.

Le aziende di lunga tradizione
Completamente diverso è il modello di business delle tante realtà produttive, per lo più a proprietà familiare, da generazioni alla guida della loro maison. È questa una delle caratteristiche distintive del mercato italiano, cui danno vita tante griffe del made in Italy enologico: Marchesi Antinori, Marchesi Frescobaldi, Marchesi Mazzei, Barone Ricasoli, Tenuta San Guido, Planeta, Donnafugata, Umani Ronchi, Tommasi, Bortolomiol, Argiolas, Montelvini, Mastroberardino, Folonari, Argiolas per citarne alcune. Famiglie che curano le vigne come fossero figlioli, sventolando alta la bandiera della sostenibilità: come dimostra il riconoscimento appena ricevuto da Tasca d’Almerita e Alois Lageder: due delle 24 aziende in tutto il mondo a ricevere il Robert Parker green emblem 2021, prima edizione di un premio riservato alle cantine che «hanno dimostrato sforzi straordinari nella ricerca di pratiche ecologiche». E l’impegno per l’ambiente e temi sociali si moltiplica: Feudi di San Gregorio è diventata azienda Benefit, Cielo e Terra vanta la Certificazione BCorp, la famiglia Ziliani ha fondato l’Academia Berlucchi in Franciacorta a protezione del territorio, per portare tre esempi.

Il fattore cooperativo…
C’è poi il mondo della cooperazione, sempre più consapevole del suo ruolo legato alla terra e ai viticoltori. Le coop pesano per il 44,5% sul fatturato totale del campione, per il 35,9% sull’export, per il 57% sul fatturato Italia, tenendo sempre la testa della graduatoria con Cantine Riunite e Caviro. Il podio al vertice della cooperazione si completa con il consorzio trentino Cavit, che ha cambiato taglia dopo l’acquisto delle controllate dell’ex gruppo La Vis. Da notare la grande estensione di vigneti di proprietà dei viticoltori-soci della cooperativa. Il gruppo Caviro, da solo, dispone di 36.272 ettari in produzione, quasi un quinto delle vigne dell’intero campione. La Marca vini e spumanti ha dalla sua 15 mila ettari, 2 mila in più rispetto allo scorso anno, al gruppo Ermes fanno capo 10.453 ettari. Mentre Colomba bianca ne conta 7 mila ettari, Terre Cevico 6.920, Cantina di Soave, Vivo, Cavit, Collis Veneto wine group oltre 6 mila ettari ciascuno.

… e quello privato
E i privati? Sono 5 (una più del 2019) le aziende che possono vantare un fatturato superiore ai 200 milioni. Botter, la maggiore azienda privata del mercato, Marchesi Antinori, Fratelli Martini, Iwb ed Enoitalia. Sono 21 in totale, con la new entry Contri spumanti, le aziende con più di 100 milioni di fatturato: il famoso club over 100, fotografato su L’Economia n.° 22.
Entra a quota 56 con 34,6 milioni la Losito e Guarini: è leader nella produzione della Bonarda dell’Oltrepò Pavese, ma vanta anche una collezione di vini pugliesi, terra d’origine della famiglia. Suoi i marchi Le Cascine, Lebollè, C’era una volta e Guarini . Fondata nel 1910 da Domenico Losito, negli anni Sessanta i Losito si uniscono alla famiglia Guarini che ne guida tuttora la crescita: al comando ci sono oggi i fratelli Davide e Renato Guarini, a fianco della madre Luisa Losito. New entry 2020 anche la Fdb-Famiglia Dal Bianco al 61° posto. Tre aziende, Masottina, Terre di Oglieno e Santa Caterina, sono le tre colonne su cui è costruito il suo gruppo. Punto di forza è la Masottina, che da sola rappresenta più di 26 milioni sul totale di 30,6. Cuore a Conegliano Valdobbiadene, 280 ettari vitati, i Dal Bianco sfoggiano bollicine top come il Prosecco superiore docg e le Rive di Ogliano, ma producono anche vini fermi raccolti sotto il brand Ai Palazzi Masottina. Al comando la seconda generazione: Adriano Dal Bianco, con i figli Federico, Filippo, Edoardo e la moglie Franca.

Il podio ha il sangue blu
Un podio dal sangue blu domina la classifica 2020 che fotografa le cantine che vantano la maggiore redditività. Questa speciale graduatoria, che riguarda solo le imprese private, è costruita tenendo conto del rapporto tra il margine operativo lordo (ebitda) e il fatturato. Ebbene il vertice 2020 di questa ambita classifica è interamente occupato da tre cantine blasonate. Il primo e il secondo gradino è appannaggio di due illustri cugini: gli Incisa della Rocchetta, proprietari della Tenuta San Guido, e gli Antinori, da secoli alla testa della Marchesi Antinori. I primi, Nicolò e Priscilla Incisa della Rocchetta, padre e figlia, con la loro celebre maison di Bolgheri, produttrice del rosso Sassicaia, guardano tutti dall’alto del loro stratosferico indice del 59,60%.
Ma che dire della Marchesi Antinori, sei volte più grande della Tenuta San Guido, capace di realizzare un ebitda del 42%? Qui le tre sorelle Albiera (anche presidente della maison) Allegra e Alessia Antinori, coadiuvate dall’amministratore delegato Renzo Cotarella, firmano risultati economici di grande rilievo, a dimostrazione che anche un’azienda che possieda vigne a perdita d’occhio, se ben gestita, può fare utili. Ma ecco al terzo posto la prima novità significativa del 2020: conquista il podio della redditività la Marchesi Frescobaldi, un’altra storica casata Toscana, legata alla vigna e alla terra, che in questi ultimi anni ha realizzato un decisivo miglioramento dei suoi margini operativi, sotto la guida di Lamberto Frescobaldi, presidente operativo e dell’amministratore delegato Giovanni Geddes.
Il monopolio della Toscana continua con la Castellani, al quarto posto: l’azienda di Piergiorgio Castellani marcia come un treno ed ha migliorato di quasi 7 punti il suo margine, toccando il 34,57%. Al quinto posto irrompe il Veneto con il Gruppo Santa Margherita della famiglia Marzotto: guidato dall’amministratore delegato Beniamino Garofalo è tra le realtà più performanti del mercato con un ebitda del 33,8%, quattro punti in più rispetto al 2019. Il sesto e settimo posto toccano a due cantine siciliane: Planeta entra nella top ten migliorando il suo indice di ben 13 punti e Donnafugata della famiglia Rallo a quota 24,60%.

Dal gruppo Farnese alla famiglia Cotarella
Novità anche all’ottavo posto e nono posto dove si fanno avanti il gruppo Farnese creato da Valentino Sciotti, vanto d’Abruzzo, e la toscana Carpineto, realtà in crescita costante guidata dalle famiglie Zaccheo e Sacchet. Chiudono due ospiti fissi di questo salotto: la famiglia Cotarella, con il 21,32% e Cusumano, con il 21,19% (quest’ultimo dopo molti anni lontano dal podio). L’annus horribilis ha lasciato infatti il segno anche in questa classifica: escono di scena nel 2020, pur registrando risultati invidiabili, tanti habitué di questa graduatoria come il Gruppo Lunelli (ebitda 20,70%) e Guido Berlucchi (19,75%). L’indice di redditività non riguarda il mondo cooperativo, i cui fini statutari sono l’aiuto ai soci e la migliore remunerazione delle uve che questi conferiscono alla cooperativa.

I primati
L’Enoitalia della famiglia Pizzolo con 114 milioni di pezzi, 4 milioni in più rispetto al 2019, ha potenziato nel 2020 il suo primato di primo imbottigliatore italiano. Ed è ora pronto a trasferirsi sotto l’egida dell’Italian wine brands (Iwb) al quarto posto della classifica stilata in base al numero di bottiglie prodotte, con 65 milioni di pezzi. Al secondo e al quinto posto troviamo Casa vinicola Botter e Mondodelvino group (97 e 62 milioni di bottiglie ciascuno) confluite sotto il fondo Clessidra. In pratica nella cinquina al vertice, l’unica azienda che procede sola soletta è la Contri Spumanti, produttrice di 79 milioni di bottiglie e titolare di un fatturato di 107,3 milioni di euro.
Protagonisti di questa top ten anche Schenk Italian Wineries: 59 milioni di bottiglie e una strategia multicanale che si è tradotta in un incremento del giro d’affari. Al settimo posto Zonin 1821 (49 milioni di pezzi): oggi con un top management interamente rinnovato, sotto l’amministratore delegato Pietro Mattioni. All’ottavo posto la new entry Losito e Guarini (Bonarda a gogò tra i 34 milioni di bottiglie), seguita da Cielo e Terra (33 milioni di bottiglie, tra leader nella Gdo) e Latentia Winery.

Le aziende che hanno corso di più nel 2020
Ma quali sono le aziende che hanno corso di più nel 2020? La graduatoria che registra i maggiori incrementi del fatturato totale è dominata da l’Iwb con un incremento che sfiora il 30 per cento. Al secondo posto, con una crescita di oltre il 21% ecco il consorzio veneto Cantine Vitevis, frutto di fusioni completate nel 2019 con la Cantina di Castelnuovo del Garda. Presieduto da Silvano Nicolato e diretto da Alberto Marchisio ha guadagnato 10 posti in classifica piazzandosi al 41° posto. Sfiora il 19 per cento l’incremento messo a segno sul mercato domestico dalla coop trentina Vivallis, mentre Cantine Volpi, proprietà dell’omonima famiglia e punto di riferimento nella produzione dei Colli Tortonesi raggiunge il 17,8%. Contando anche Contri spumanti (+13,4 per cento) e Gruppo Caviro (+10 per cento), sono 7 le aziende che, numeri alla mano, possono registrare una crescita del fatturato a due cifre. Completano la top ten due grandi coop, Cavit e La Marca e l’azienda privata toscana Tenute Piccini. Sotto la regia dell’amministratore delegato Mario Piccini, il gruppo vinicolo di Casole d’Elsa ha un rapporto privilegiato con la grande distribuzione, vanta cinque tenute nel Chianti classico, Maremma, Etna e Vulture in Basilicata ed è pronto ad allargare il perimetro all’occasione. Molte aziende di questa classifica si accomodano anche nella graduatoria che raccoglie le crescite più importanti all’export. Con tre sole eccezioni. La prima è Casa Paladin: conquista il secondo gradino del podio con un incremento del fatturato estero che supera il 29 per cento. Guidata dai fratelli Carlo e Roberto Paladin, Casa Paladin si estende in Veneto, Friuli, Toscana e Franciacorta con un approccio strategico green (hanno appena creato un vigneto didattico). C’è poi al quarto posto la Cantina di Soave, una delle maggiori coop italiane e, infine, al quinto Cantina Vecchia Torre, solida coop pugliese con un ricco medagliere.

Fonte: corriere della sera
22/08/2021

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