Così ha deciso l’Associazione Produttori di Castagnole Monferrato, visto il protrarsi dell’emergenza

La Festa del Ruchè rinviata al 2021 (dal 7 al 9 maggio)

Abbiamo intervistato Luca Ferraris, presidente dell’Associazione dei Produttori di Castagnole Monferrato che promuove la Festa, con la collaborazione dell’associazione Go Wine.
“Come dice il nome la “Festa” è un momento conviviale in cui i produttori incontrano gli appassionati e gli operatori del settore che vengono a Castagnole Monferrato. Purtroppo non ci sono in questo momento le condizioni necessarie perché questo accada. Tenendo da parte le questioni dei permessi sulla possibile realizzazione di eventi di questo tipo. Manca il clima di “festa” – ha aggiunto Ferraris – guardiamo con rispetto ai molti impegnati negli ospedali e alle persone che stanno vivendo la malattia, i lutti che hanno coinvolto molte famiglie. Si è deciso quindi di posticipare l’evento al prossimo anno, mantenendo la tradizione del secondo week-end di maggio 2021.

Il mondo del Ruchè non è fermo, e questo lo avete voluto evidenziare.
Assolutamente si, siamo molto attivi con il Direttivo ci incontriamo una volta alla settimana grazie ai dispositivi on line, per verificare come la comunicazione nel mondo del vino sta cambiando e prendere le dovute misure. Ovvero fare in modo che dal cambiamento possano nascere nuove opportunità. Nell’Associazione ci sono aziende di tutte le dimensioni, dalla piccola cantina che produce qualche migliaio di bottiglie alla grande azienda che ne produce centinaia di migliaia.

Intanto le vigne non si fermano, come la natura…
Si, vero. Questo è uno dei problemi che sta coinvolgendo un pò tutto il settore viticolo. In particolare nel Ruchè, fatto di cantine che seguono interamente la filiera, il problema è doppio: alle questioni di liquidità dovute alla crisi dei mercati, si affiancano problematiche impegnative dal punto di vista agronomico. Le vigne hanno ripreso la loro vita vegetativa da oltre 15 giorni, da maggio entriamo nel periodo “rosso” e dobbiamo avere la capacità di gestire questi vigneti con la mancanza non solo di liquidità ma soprattutto con la crisi di manodopera. Il blocco del decreto flussi ha inevitabilmente acceso un altro problema: quello della manodopera nei vigneti.

E in prospettiva, come guardate ai prossimi mesi?
Siamo tutti – come dire – affacciati alla finestra per vedere cosa succede, non solo in Italia (anche se il mercato nazionale assorbe più del 70%), ma anche nei mercati esteri. Le nostre aziende producono anche altri vini che, a volte, sono una chiave di apertura di varie porte su mercati più difficili. I dati in Italia sono forse più positivi: è stato il primo mercato a fermarsi, dovrebbe essere il primo a ripartire. Dall’estero arrivano notizie non tanto positive, in alcuni Paesi sono ancora dentro alla fase 1.
In ogni caso i viticoltori sono impegnati nella coltivazione dei vigneti. Invitiamo tutti a venire a goderli. Le nostre colline sono un po’ come un quadro disegnato da un pittore e i viticoltori sono i pittori, pronti a continuare a fare questo. Colline che sono diventate negli anni scorsi patrimonio dell’Unesco.

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