Così, in estrema sintesi, le previsioni sulla vendemmia 2022: produzione a 50,27 milioni di ettolitri e qualità delle uve dal buono all’ottimo

Assoenologi, Uiv e Ismea: un’annata soddisfacente per quantità e sorprendente per qualità

È la prima fotografia ufficiale delle giacenze nelle cantine del Belpaese a vendemmia quasi conclusa, o comunque in dirittura d’arrivo: al 30 settembre 2022 sono stoccati 39,2 milioni di ettolitri di vino, -10,1% sul 31 luglio 2022 (-4.399.977 ettolitri) e superiori del 6,4% sul 30 settembre 2021 (+2.357.516 ettolitri). Si contano poi 11,5 milioni di ettolitri di mosti e 5,1 milioni di ettolitri di vino nuovo ancora in fermentazione (Vnaif). Il 51,4% del vino in giacenza è Dop, il 27,5% è Igp, mentre i vini varietali costituiscono appena l’1,5% del totale. Il 19,7% è rappresentato da altri vini. Le giacenze di vini ad Indicazione Geografica sono molto concentrate; 20 denominazioni su 526 contribuiscono al 57,1% del totale delle giacenze. Il 55,5% del vino in Italia è nelle regioni del Nord, prevalentemente in Veneto, dove è presente il 22,1% del vino nazionale. Eccoi numeri di “Cantina Italia”, l’ultimo report redatto dall’Icqrf sulla base dei dati contenuti nei registri telematici del vino.
Scorrendo il report si osserva che, sul 30 settembre 2021, c’è un valore delle giacenze superiore per tutte le categorie di prodotto: vini (+6,4%), mosti (+28,4%) e Vnaif (+50,9%). Rispetto al 31 luglio 2022 il dato delle giacenze è inferiore per i vini (-10,1%), ma in forte crescita per i mosti (+199,3%) e, soprattutto, per i Vnaif.
Le scorte di vini Dop ammontano a 20 milioni di ettolitri, quelle di vini Igp a 10,7 milioni di ettolitri, i vini da tavola a 7,7 milioni di ettolitri ed i varietali i restanti 586.000 ettolitri. Dietro al Veneto, che detiene il 22,1% di tutte le giacenze di vino del Paese, pari a 8,6 milioni di ettolitri, troviamo al secondo posto la Toscana (4,5 milioni di ettolitri) , la Puglia (4,4 milioni di ettolitri), l’Emilia Romagna (4,1 milioni di ettolitri), il Piemonte (3,7 milioni di ettolitri), la Sicilia (2,7 milioni di ettolitri), la Lombardia (1,9 milioni di ettolitri), l’Abruzzo (1,9 milioni di ettolitri), il Trentino Alto Adige (1,8 milioni di ettolitri) ed il Friuli Venezia Giulia (1,2 milioni di ettolitri).
Per i vini a denominazione, gli stock maggiori riguardano il Prosecco, che vale il 7,2% di tutto il vino Dop e Igp (2,2 milioni di ettolitri), quindi l’Igp Puglia (6,4% e 1,9 milioni di ettolitri), Toscana Igp (4% e 1,2 milioni di ettolitri), il Sicilia Dop (3,8% e 1,1 milioni di ettolitri), Montepulciano d’Abruzzo (3,8% e 1,1 milioni di ettolitri), Salento Igp (3,7% e 1,1 milioni di ettolitri), Terre Siciliane Igp (3,4% e 1 milione di ettolitri), Delle Venezie (3% e 934.000 ettolitri), Veneto (3% e 914.000 ettolitri, Chianti (2,9% e 911.000 ettolitri), Chianti Classico (2,3% e 710.000 ettolitri), Rubicone (2% e 632.000 ettolitri), Franciacorta (1,7% e 513.000 ettolitri), Valpolicella Ripasso (1,7% e 512.000 ettolitri), Barolo (1,6% e 480.000 ettolitri), Verona o Veronese Igp (1,5% e 448.000 ettolitri), Emilia Igp (1,4% e 446.000 ettolitri), Conegliano Valdobbiadene Prosecco (1,3% e 414.000 ettolitri), Trento (1,3% e 396.000 ettolitri) e Amarone della Valpolicella (1,3% e 388.000 ettolitri). Per i mosti, la maggior parte è detenuto nelle regioni del nord (49%) e del sud (35%). Due regioni detengono il 51,5% dei mosti, la Puglia (31%) e l’Emilia Romagna (20,1%). Invece i vini nuovi in fermentazione sono per il 73,8% al nord, per il 12,7% al sud, per l’8,3% nelle isole e per il rimanente 5,2% al centro.

 

Fonte Winenews.it

20/09/2022

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