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Viaggio lungo la costa toscana: Bolgheri, prima tappa Stampa E-mail
Scritto da Redazione    Giovedì 14 Ottobre 2010 07:52

Se il viaggio è occasione di conoscenza, oltre che di piacere, allora Bolgheri è una meta da cui non si può prescindere per capire qualcosa di più di quanto il fattore vino abbia contribuito ad un rinnovato sviluppo in molti territori italiani.
Ci farebbe piacere, attraverso il racconto di un’esperienza, trasmettere un invito a percorrere queste terre e leggere in chiave diversa il successo di vini che in Italia sono diventati mito.
Certo, di fronte a nomi come “Sassicaia”, da scoprire non vi è molto, ma Bolgheri non è ovviamente solo “Sassicaia”. Così come siamo consapevoli che, a fianco di molti super esperti che del vino conoscono tutto (o comunque molto), vi è un nutrito pubblico di appassionati e curiosi che conoscono, per esempio, il nome “Sassicaia” come una sorta di griffe, ma magari non hanno mai avuto occasione di approfondire la realtà della zona di produzione.
Il viaggio, ovvero il racconto, inizia dall’emozione che suscita il paesaggio che già si percepisce percorrendo la superstrada che attraversa la costa tirrenica a sud di Livorno verso Grosseto e Roma.
Da subito si avverte la sensazione di una terra affascinante, di un armonico rapporto fra uomo e natura, in cui lo sviluppo non ha contaminato l’ambiente. Il clima, la vicinanza del mare, la luce che filtra anche in giornate invernali contribuiscono a caratterizzare il paesaggio: la vegetazione fa il resto.
Da dove cominciare? Intanto ad indicare alcuni fattori chiave che hanno caratterizzato la viticoltura in questa terra e che ne hanno certamente favorito lo sviluppo ed il successo.
Innanzitutto la ricerca e la sperimentazione in una terra senza vitigni autoctoni (a parte una presenza di vermentino), con una scelta decisa verso le grandi varietà cosiddette “internazionali”; la graduale conversione di altre coltivazioni verso il vigneto, senza però trascurare l’ulivo e le colture da sempre qui praticate; l’armonia e la perfezione dei filari, tutti piantati in direzione del mare, a ricercare la migliore esposizione, con un ordine che quasi richiama i cipressi del Carducci che sono ancora lì, come se a San Guido il tempo non fosse passato.

E poi ancora la lungimiranza di quanti, a cominciare dal Marchese Incisa della Rocchetta, hanno operato per evitare uno sviluppo incontrollato del territorio (dopo i primi successi…) ed a contenere gli insediamenti a favore di quella bassa densità abitativa che consente un miglior rapporto fra il territorio e l’uomo; e poi l’esaltazione delle grandi varietà internazionali, ovvero il mito dei “supertuscans”, quasi a farne un elemento di identità territoriale, grazie ad una ricerca condotta a grandissimi livelli.
Ovviamente anche qui il numero delle aziende vinicole nel corso degli anni è cresciuto e si sono intrecciate storie ed esperienze diverse, come in molti altri importanti territori del vino italiano.
Nel nostro itinerario non scriveremo dei soliti nomi ma, attraverso i vini, racconteremo vicende di nuovi protagonisti. D’altronde, dietro le storie legate al vino, soprattutto quando il fenomeno coinvolge più soggetti, vi è sempre un fenomeno sociale interessante da raccontare: si lega a vicende che contribuiscono ad illustrate lo sviluppo del Paese e di come l’agricoltura di qualità sia parte integrante dello sviluppo sociale ed economico dell’Italia. 
Cominciando dai Di Vaira, stesso cognome per due diverse aziende arrivate negli anni ’50 nel territorio bolgherese. Due aziende vicine fra loro e collocate ai piedi della Rocca di Castiglioncello.
Vincenzo Di Vaira conduce un’azienda di quattro ettari con la moglie Emanuela e le figlie Romina e Sara. La produzione è articolata ed è principalmente concentrata all’interno della doc fra blend di Cabernet Sauvignon e Merlot.  Una menzione va per “Le Ballerine” un Toscana Rosso (Cabernet Sauvignon 70% e Merlot 30%) e per il “Bolgherese” un Bolgheri Superiore (Cabernet Sauvignon 50% e Merlot 50%) Con la linea “Caccia al Palazzo” Di Vaira produce altri 3 vini fra cui un bianco a base di vermentino e malvasia. Fra i futuri progetti anche un agriturismo a Monteverdi Marittimo.
Eucaliptus è invece il nome dell’azienda di Di Vaira Pasqualino che ha affidato al figlio Dario il compito di proseguire nel progetto di famiglia. Sono 3,5 gli ettari di produzione, con un agriturismo che opera da oltre 15 anni. Fra i vini si segnala la coltivazione del Sangiovese, presente (30%) nel “Clarice” un Toscana Rosso con un blend di Cabernet Sauvignon 70%  e nel Bolgheri Rosso, sempre denominato Clarice, in cui al Cabernet Sauvignon (60%) è assemblato il Syrah (40%), un vino con note speziate intriganti al naso e gradevole in bocca, con buona acidità.
Altra vicenda è quella di Serni Fulvio, da sempre a Bolgheri, che ha ereditato dal padre l’azienda agricola situata in Località Le Lame. Una graduale conversione verso il vino ha portato nel 1994 alla prima vendemmia: oggi su 15 ettari complessivi di produzione sono tre quelli dedicati al vigneto; l’azienda è condotta con la moglie Lidia ed il figlio Giorgio. Con l’ultima vendemmia è stata inaugurata la nuova cantina. Si segnala l’”Acciderba”, un Bolgheri Rosso blend di Cabernet Sauvignon e Merlot, che rappresenta anche il top della produzione. Da annotare anche il “Capofitto” un Bianco di Toscana a base vermentino con una piccola quota di malvasia. Fra le coltivazioni merita sicuramente un cenno la produzione di olio con selezioni diverse.
Dalla località Campo al Noce prende il nome l’azienda di Pier Luigi Sgariglia, titolare di un interessante progetto nato poco più di dieci anni fa. Nel vigneto di Campo al Noce la presenza di varietà internazionali è articolata: uno spazio di riguardo va al Syrah da cui ricava un Toscana igt Rosso (100%) ed un blend nell’”Assiolo” dalla vendemmia 2007 Bolgheri Rosso con percentuali anche di Carbernet Franc e Merlot. Una menzione particolare va riservata al Miterre (Carbernet Sauvignon 60%, Merlot 20%, Cabernet Franc 15% e syrah 5%): si avvertono al naso sentori di frutti rossi con note aromatiche, al gusto rivela una buona persistenza e buon equilibrio. Collegato all’azienda è l’agriturismo La Rondine, che dispone di appartamenti curati con un bel giardino dove respirare le atmosfere del territorio, in una posizione vicina al piccolo centro di Bolgheri.
Se lo Sgariglia è di origine bolgherese e attraverso la viticoltura ha costruito la sua attività , storia completamente diversa è quella di Franco Batzella, sardo di nascita ed una vita negli Stati Uniti con ben 20 anni di lavoro nella Banca Mondiale. Nel 1999 sceglie di tornare in Italia individuando Bolgheri come la meta di un nuovo percorso con la moglie Khanh Nguyen, coreana, che ha condiviso questa esperienza al punto di conseguire un Master Universitario in gestione vitivinicola con Attilio Scienza. Nel loro motto si legge “alla ricerca del genius loci”: contribuisce a spiegare un progetto originale che giunge fino ai nomi scelti per alcuni vini, ispirati dalle poesie di Carducci e D’Annunzio. Oltre sette gli ettari di produzione in Località La Badia, con tutti i vigneti attorno al corpo aziendale. Una menzione la merita anche un bianco il “Mezzodì”, blend di Viognier 70% e Sauvignon Blanc 30%, assai piacevole per i profumi floreali e per la buona persistenza e carattere al gusto. Fra i rossi il top è rappresentato dal “Tam” un Bolgheri Superiore di Cabernet Sauvignon 60% e Cabernet Franc 40%, interessante anche il Peàn (Cabernet Sauvignon 70% e Cabernet Franc 30%); eccellente la loro grappa.
E terminiamo con Rosa Gasser, altoatesina, titolare del Podere Greppi Cupi: un passato fra Svizzera e Toscana dove si è definitivamente stabilita all’inizio degli anni’90. Fa parte di quella sparuta pattuglia di imprenditori che condivisero le prime esperienze dei Supertuscans e della doc. Bello è il complesso aziendale, non grande, ma curato come un giardino attorno all’abitazione. Filari di vigneto si alternano a filari di piante di ulivo. L’azienda dispone di camere per l’accoglienza, le “Case Natura” Greppi Cupi dotate di gusto e comfort. La produzione si concentra su tre vini, con coltivazione biologica: il top è il Rubino dei Greppi, un Bolgheri Superiore con Cabernet Sauvignon 40%, Merlot 40% e  Sangiovese 20% : al naso colpisce per le note balsamiche, mentre in bocca esprime una buona persistenza con sentori anche di tabacco.

 

 

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