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Ruchè di Castagnole Monferrato Stampa E-mail
Scritto da Redazione    Mercoledì 07 Settembre 2011 07:11

A maggio la Festa del Ruchè di Castagnole Monferrato: un'occasione per fare il punto su questa nuova Docg.

 

Pochi sanno che il Ruché di Castagnole Monferrato ha ottenuto il riconoscimento della Doc nell’ormai lontano 1987, reso effettivo a partire dalla vendemmia 1988. E tanto meno si sa che nell'ottobre 2010 è stato varato il nuovo disciplinare del Ruché, con il quale si assegna a questo raro vino monferrino la “patente” della Docg. In effetti per anni è stato un vino poco conosciuto al di fuori del proprio territorio, sia per i suoi quantitativi di produzione, tuttora esigui, sia per la fama dei ben più popolari vicini di casa, Barbera d’Asti e Grignolino, per citare solo i due più famosi. Ma da tre o quattro anni a oggi le carte in tavola sono sostanzialmente cambiate.


I perché di un successo
Quali sono i fattori che hanno contribuito a far decollare questo storico vino di Castagnole? Innanzitutto il Ruché è vino che può vantare mediamente un intrigante rapporto qualità-prezzo. Ma sono soprattutto le sue caratteristiche a renderlo particolarmente appetibile rispetto ai gusti dei moderni consumatori: innanzitutto la sua fragranza, il suo inconfondibile aroma, la sua speziatura morbida e piccante al contempo, la sua semi-aromaticità spiccatamente floreale e fruttata; in bocca poi è armonico, mai troppo concentrato o scontroso, sebbene sia spesso generoso di alcol, pulisce la bocca e invita alla beva. Insomma un vino giovane e moderno, che ben si presta a essere abbinato a piatti anche etnici, saporiti, trendy e – se servito molto fresco - anche a preparazioni a base di pesce.


Qualche cifra, per capire
La superficie coltivata a Ruchè è di circa 60 ettari vitati, non tutti in produzione, ubicati nei comuni astigiani di Castagnole Monferrato, Grana, Montemagno, Refrancore, Scurzolengo, Viarigi e distribuiti fra una trentina di aziende complessive, di cui solo 17-18 effettivamente attive nella duplice veste di produttrici di uva e imbottigliatrici, le restanti conferiscono i frutti alla Cantina Sociale di Castagnole Monferrato, capace oggi di garantire standard qualitativi medio-alti, ma ancora non del tutto in grado di adempiere a quel ruolo di sviluppo socio-economico del territorio che dovrebbe essere proprio di ciascuna realtà cooperativa.
La resa produttiva media di uva si aggira intorno agli 80-90 q/ha, la forma di allevamento comunemente impiegata è il Guyot piemontese basso, così da sfruttare il calore settembrino della terra; la densità media di ceppi/ha si attesta sulle 3.500-4.000 piante. Per le consuete ragioni storiche di agricoltura promiscua, il disciplinare consente una presenza di un 10% massimo di Barbera e/o Brachetto, ad affiancare il Ruché. Ogni anno si producono circa 400.000 bottiglie, che per lo più non varcano i confini regionali: obiettivo prossimo venturo è quello di conquistare anche i mercati lombardi. Piccolo ma significativo il mercato americano: a New York si vendono circa 30.000 bottiglie di Ruchè l'anno.


Tendenze stilistiche
Da un punto di vista stilistico, ormai si tende a non impiegare più legno per gli affinamenti, ma quasi solo acciaio o – meglio ancora – il più inerte cemento. Questo perché il Ruchè è già speziato e aromatico di suo, a partire dalla vigna, senza necessità di particolari interventi di cantina e senza che lunghi affinamenti, nemmeno in vetro, possano più di tanto incidere virtuosamente su tale patrimonio terpenico: elevarlo in legno avrebbe poco senso e condurrebbe a inutili barocchisimi. Un altro trend che si rifà alla tradizione, e che d'altro canto vale un po' per tutte le varietà aromatiche, è di vinificarlo in modo da lasciare un leggerissimo residuo zuccherino finale. Infine, l'attuale tendenza è di non forzare più l'uscita delle nuove annate, preferendo immetterle sul mercato quando sono effettivamente pronte; per questo motivo sempre meno produttori calcano la mano uscendo subito in aprile con vini della vendemmia appena trascorsa, ma cominciano a imbottigliare in estate per commercializzare in autunno,in pratica a un anno dal raccolto.


2009 e 2010: due vendemmie agli antipodi
Un cenno infine alle annate in degustazione, commentate da Marco Crivelli, alla guida delle aziende produttrici di Ruchè associate al Consorzio Tutela Vini d’Asti e del Monferrato, nonché patron dell'omonima cantina. Due le vendemmie sotto esame, la 2009 e la 2010. Millesimi fra loro affatto diversi. Il primo, validissimo, il cui andamento climatico regolare ha consentito – pur con qualche giorno di anticipo rispetto alla media (si iniziò a vendemmiare il 15/9) - una perfetta maturazione delle uve sotto ogni punto di vista, a partire dallo sviluppo di un ricco patrimonio aromatico di impronta speziata, passando per una buona preservazione dell'acidità, concludendo con un buon grado alcolico (14-15% vol.), piuttosto importante dal punto di vista dell'equilibrio del Ruché. Si ritiene che l'annata 2009 sia tra le migliori degli ultimi decenni, a livello della 1990, capace di regalare Ruchè di longevità almeno decennale.
Discorso opposto per l'ostica annata 2010, colpita dai capricci del meteo – piogge prevendemmiali - che hanno costretto a ritardare la raccolta, rispetto al 2009, al 20/9, senza per questo arrivare a dei frutti del tutto maturi; con il risultato che il potenziale terpenico di questa varietà non si è compiutamente espresso, e pure la maturità zuccherina non è stata del tutto soddisfacente, con uno sviluppo alcolico di “soli” 13-14% vol. Il risultato? Vini più magri; meno profumati, soprattutto al naso; più nervosi; meno longevi.
Non resta ora che verificare se queste osservazioni trovano conforto nell'assaggio dei 18 vini in degustazione, parte del 2009 e parte del 2010.


La Degustazione
(Nota: pur senza esplicitare punteggi, i vini sono stati descritti in ordine di gradevolezza organolettica, dal più interessante a quello meno apprezzabile)


Ruchè di Castagnole M.to  Ruchè  2009  -  Tenuta Montemagno
Di un bel rubino brillante ancora giovane, ha un bouquet ampio, armonico ed elegante, con note animali e soprattutto fruttate di prugne e ciliegie; più sottili, escono allo scoperto sensazioni tostate di cioccolato, balsamiche di mentolo, vegetali di rabarbaro, resina, chinotto e tamarindo. La beva disvela una trama tannica ben serrata, matura ma ancora vivace; l'entrata è morbida, in progressione si avvertono ricordi più amaricanti, con un finale fra la radice di china e il terroso; spiccato calore, modulata freschezza, baldanzosa persistenza compendiano un intrigante puzzle gustativo.


Vino Passito da uve Ruché  s.a.  -  Cantina Sociale di Castagnole Monferrato
Granata, dai riflessi brillanti ma tendenti all'aranciato, offre al degustatore un naso intenso, sensuale, che ricorda un Pedro Ximenez: datteri, fichi secchi, carrube, foglie di tabacco, caramelle mou, canna da zucchiero; un profilo complesso, di virile eleganza, rotondo ma di grande fascino. Al palato si mostra assai materico, molto denso, dolcissimo, tanto che la pur decisa freschezza acida quasi fatica a bilanciare gli zuccheri; perfetta la corrispondenza gusto-olfattiva, gradevole la trama tannica: fine, matura, vellutata e un filo pungente. Per una beva particolare e di personalità.


Ruchè di Castagnole M.to  I Firmati  2010  –  Ferraris Luca
Bel rubino-violaceo, brillante e di discreta intensità, ha naso non troppo penetrante ma di attacco nettamente speziato, con ricordi di noce moscata; seguono sentori selvatici di zibetto, fruttati di marasche sotto spirito e frutta secca, il tutto permeato da un gradevole profumo di viole appena appassite: un  bouquet di valida complessità e disinvolta armonia. In bocca si percepisce una buona struttura, i tannini sono ancora giovani, quasi aggressivi; molto pimpante l'acidità, che stempera una più amaro ricordo vegetale di chinotto e un bel finale alla radice di liquerizia. Vino di personalità.


Ruché di Castagnole M.to  San Marziano  2009  -  Poggio Ridente

Di veste rubino-granata, brillante, scarica, ha naso intenso, che sa di caramella inglese, ciliegie, lamponi, fiori di giacinto, cipria; un bouquet di discreta eleganza, molto rotondo. Assai meglio la beva, dove il registro morbido avvertito al naso si arricchisce di note gradevolmente speziate; i tannini sono maturi ma vivaci al tempo stesso, serrati, corroborati da una spigliata freschezza, con una vena più austera che ricorda il chinotto e il tamarindo; decisa l'intensità, impeccabile l'armonia, lunga la persistenza.


Ruchè di Castagnole M.to  Terre dei Roggeri  2009  –  C. S. di Castagnole M.
Alla vista spiccano le sue nuances rubino-cupe, con riflessi granata. Il naso è varietale, aromatico, speziato, dalle complesse sensazione di ribes rossi, tamarindo, chinotto, petali di rosa, gelatina di prugne e ricordi polverosi di cacao amaro. Un bouquet di buona ampiezza, elegante, piacevolmente “didattico”. In bocca offre una valida struttura, sorretta da una trama tannica piuttosto fitta, un po' austera. Forse non offre tutta quella complessità suggerita dal naso, ma equilibrio e tipicità sono impeccabili.


Ruchè di Castagnole M.to  2009  -  Crivelli Marco
Di un bel rubino brillante, terso e limpido, con riflessi ancora violacei, ha naso non intensissimo, ma molto tipico, con note di cacao amaro, caramelle inglesi, ciliegie, terriccio, lamponi e ribes rossi, di immediato e zergo impatto; in bocca è più convincente, con tannini fitti e maturi, di apprezzabile armonia corroborata da una succosa freschezza agrumata; piacevole e di buona lunghezza gustativa, si lascia apprezzare anche per lieve e calibratissimo residuo zuccherino.

Ruchè di Castagnole M.to  Montiò  2009  -  Dezzani
Un bel rubino brillante, lascia però intravedere degli ampi riflessi granata. Il naso è armonico, caratteristico, elegante, con tocchi di crostata di lampone e ricordi goudron. Quindi prugne secche  e gelatina di frutta. Un profilo morbido, non amplissimo, ma di eccellente armonia. In bocca ha uno sviluppo assai più austero, con dei tannini piuttosto compatti, ancora un poco ruvidi; è gradevole, beverino, molto ben eseguito, in “tono minore” ma di perfetta esecuzione e valida persistenza.

Ruchè di Castagnole M.to  2010  -  Poncini Domenico
Di colore violaceo di buona intensità, più limpido che brillante, ha un profilo olfattivo che si dibatte fra note speziate di incenso orientale e selvatiche di zibetto; con ricordi di corteccia, chinotto, tamarindo, radice di china; non mancano sentori più dolci di amarene, mirtilli, ribes rossi e lamponi. Un naso piuttosto complesso e armonico. Al palato si avverte una certa intensità; i tannini – pur vivaci - sono resi felpati da un percepibile residuo zuccherino. Piuttosto esuberante il calore alcolico, buona la struttura, lunga la persistenza; con un'acidità temperata dai suddetti zuccheri.

Ruchè di Castagnole M.to  2010  -  Cantina Sociale di Castagnole Monferrato
Di colore rubino-granata scarico e brillante, un po' evoluto per un 2010, ha naso di buona intensità, morbido di cipria e talco, ciliegie e fiori dolci: rosa e giacinto; dallo sviluppo curiosamente “d'annunziano”. In bocca i tannini mostrano una buona maturità, non sono fittissimi, ma hanno trama elegante e vivace portamento; precisa la corrispondenza gusto-olfattiva, valida l'armonia. L'uscita, di buona lunghezza, è all'insegna della mandorla amara.

Ruchè di Castagnole M.to  Bric d'Bianc  2010  -  Ferraris Luca
La veste è rubino-violacea brillante, vivace sebbene leggermente scarica; il naso palesa note di chinotto, quindi più morbidi ricordi di cipria e talco, petali di fiori rossi, ciliegie e lamponi; un profilo olfattivo curiosamente assai simile a quello del campione appena descritto sopra. La beva non è molto intensa e concentrata, i tannini sono piuttosto eleganti ma non molto serrati e soprattutto ancora un poco irruenti. Per un finale pulito e amaricante di radici.

Ruchè di Castagnole M.to  Na Vota  2009  -  Cantine Sant'Agata
Di colore rubino limpido, brillante, non intensissimo, si distingue per un personale naso terroso e speziato di noce moscata; poi escono ricordi vegetali di tamarindo e corteccia, fruttati di gelatina, lamponi e ciliegie: un naso immediato, di non grande complessità, ma tipico e armonico. Lo zergo 'attacco gustativo è improntato a note di rabarbaro. I tannini non sono fittissimi, ma fini e maturi; una bella vena fresca e agrumata percorre tutta la beva, rendendola assai gradevole e di buona lunghezza.

Ruchè di Castagnole M.to  Vigna Caresana  2010  -  Gatto Pierfrancesco
Alla vista si presenta violaceo, non limpidissimo; curiosamente pétillant. Il bouquet è immediato e di fresca semplicità, con ricordi di amarene, lamponi e tamarindo; gradevole, fruttato, di corretto equilibrio. L'ingresso gustativo è morbido, spiccatamente floreale, dai tersi richiami ai petali di rose e alla viola mammola. La progressione si fa quindi più austera, sino ad assumere sentori vagamente chinati. Decisi i ricordi di amarena. Una beva rustica, ma accattivante e beverina.

Ruchè di Castagnole M.to  San Pietro  2010  -  Bersano
Il colore è un bel rubino-violaceo brillante, un tantino scarico. Il naso è intenso e immediato, dai ricordi di lamponi, amarene, mandorle amare, sino a un tocco di cioccolato fondente; armonico e di discreta complessità. In bocca è altrettanto schietto, deciso, quasi penetrante; al palato risulta molto austero, con dei tannini un poco amari e irruenti, calibrati acidità e calore alcolico; manca forse di un po' di polpa.

Spumante Metodo Classico  Suavissimus Rosé  2008  -  Cantine Sant'Agata
Di spuma persistente, alimentata di un fitto perlage, e di un bel colore ramato scarico e brillante, presenta un naso intenso di lieviti, radici, linfa, pan pepato; un mosaico olfattivo particolare, speziato, di rustica eleganza, abbastanza complesso. La beva vira su toni più vegetali che speziati; è molto secca, austera, con una spiccata vena linfatica, nervosa, di discreta acidità e di modulata carbonica; un po' meno espressiva rispetto alle prospettive olfattive.

Ruchè di Castagnole M.to  2009  -  Massimo Marengo
Un bel colore rubino brillante, dai riflessi ampiamente granata, introduce a un naso dall'attacco particolare, tra viola passa e amaretto, frutta sciroppata e inchiostro, un filo pungente. Poi si liberano note di cipria, intenso e tamarindo. E poi, ancora, sensazioni più erbacee, di corteccia e di foglie di tabacco; forse non così elegante, ma dotato di personalità. La beva è dolciastra, supportata da tannini fitti e maturi, un po' evoluti per la verità. Diciamo che manca di quel bonus di freschezza acida che avrebbe contribuito a rendere più vitale il tutto.

Ruchè di Castagnole M.to  Pronobis  2009  -  Cantine Sant'Agata
Il colore è un rubino-violaceo, intenso e profondo, limpido e brillante. Il naso ridonda un po' su note di smalto e caramella inglese. Poi si fanno strada gradevoli ricordi di tabacco mentolato, chinotto, tamarindo. Nel complesso troppo lineare e con leggeri cenni di volatile. Ben più intrigante in bocca, dove si avverte una bella polpa, una trama tannica fitta e matura, un discreto residuo zuccherino; tornano poi le componenti più vegetali di chinotto e di nuovo un vago ricordo di acetone. Una maggior pulizia sensoriale avrebbe reso davvero interessante il quadro organolettico di questo vino.

Ruchè di Castagnole M.to  2009  -  Garrone Evasio e Figlio
Una veste rubino-granata brillante, un po' scarica prelude a un naso piuttosto semplice, non particolarmente espressivo, con note di erba macerata, fieno, prugne secche e humus; un bouquet che fatica a dischiudersi pienamente, impedendo di esprimersi su un registro di maggior eleganza. Un tantino meglio al palato, dove i tannini sono piuttosto spessi e l'acidità si esprime su toni rinfrescanti e agrumati, per volgere poi verso una chiusura leggermente amaricante, non del tutto equilibrata rispetto al resto delle sensazioni. Il finale è vivace e pungente.

Ruchè di Castagnole M.to Vigna del Parroco  2009  -  Borgognone Francesco
L'impatto cromatico si esprime attraverso nuances rubino-granate non limpidissime e un filo cupe. Il naso è un po' monocorde, con una certa prevalenza di note di acetone e cedrata, che introducono a sensazioni vegetali e quasi erbacee, un po' pungenti, non del tutto armoniche. In bocca non si discosta molto da quanto già colto al naso, ovvero si avverte una relativa disarmonia di fondo e una certa carenza di polpa, anche per via di una trama tannica un po' rada e scontrosa, caratterizzata da una vena amaricante piuttosto decisa.

di Roger Sesto

 

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