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L'Abruzzo da scoprire - parte prima Stampa E-mail
Scritto da Redazione    Giovedì 21 Aprile 2011 10:31

Ospiti di Go Wine lo scorso 26 ottobre a Milano, alcune aziende emergenti aprutine si affacciano per la prima volta nel capoluogo lombardo: pubblichiamo il "primo atto" del report della serata curato dal giornalista Roger Sesto, nelle prossime settimane la continuazione.

 

 

Regione dalla poche denominazioni, ha come punto di forza la varietà dei suoi territori: dal mare all’alta collina, dall’Adriatico alla Piana di Ofena. La più grande soddisfazione di Vittorio Festa, consulente delle cantine al loro debutto milanese, è quando un produttore gli dice: “Questo è il vino che volevo!”. Aiutare i vignaioli senza imporre loro dei protocolli omologati, è la sua vocazione. Valorizzazione dei terroir, autoctonia, tecnologia non invasiva e rispetto della tradizione, il suo credo.


L’Abruzzo vinicolo è tra le regioni italiane più lineari e semplici da un punto di vista legislativo e ampelografico. Poche denominazioni: Montepulciano d’Abruzzo Colline Termane Docg, Montepulciano d’Abruzzo (con due sottozone previste: Terre di Vestini e Casauria, in provincia di Pescara, e una versione Cerasuolo), Trebbiano d’Abruzzo e Controguerra. Una semplicità solo apparente però, in realtà sovvertita da un territorio multiforme e variegato, che va dalle sabbie dell’Adriatico alle vette di Gran Sasso e Maiella, alla piana di Ofena, verso L’Aquila, ed a quella ancor più interna di Avezzano.
La zona di produzione del Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Docg riguarda le aree più vocate della provincia di Teramo; qui i terreni sono prevalentemente calcareo-argillosi, talvolta con substrati sabbiosi. Il disciplinare di questa giovane Docg è molto più severo rispetto a quello della Doc, prevedendo ad esempio una resa di 95 quintali di uva per ettaro (invece di 140) e lunghi affinamenti in rovere, sino a 3 anni per la Riserva.
Anche la Doc, da poco prevede una versione Riserva, ma soprattutto contempla la novità delle due sottozone, in arrivo sul mercato a partire dal 2008. Terra dei Vestini  è ubicata in un territorio a Nord Ovest di Pescara, mentre Casaura insiste nella parte a Sud Ovest della provincia. Per poter fruire del nome di queste due sottozone, sono necessari più lunghi affinamenti e rese più contenute.
Trebbiano d’Abruzzo, per anni considerato un vino poco interessante ma che invece grazie ad alcuni paladini è riuscito ad ottenere un’interessantissima affermazione, e Controguerra, giovane Doc teramana che prevede anche l’uso di vitigni alloctoni, completano il quadro. Due appunti: non si capisce perché l’interessante Pecorino non abbia ancora avuto, come invece ad Offida, una sua Doc. In secondo luogo sarebbe auspicabile l’istituzione di una terza sottozona ad Ofena ed una nel teatino: due territorio completamente diversi da quelli del pescarese, che meriterebbero maggiori riconoscimenti, anche formali.

 

 

Vittorio Festa, che Go Wine ha ospitato al Westin di Milano con alcune sue nuove aziende aprutine, presso le quali svolge la sua attività di consulenza enologica, è un tipo fuori dal coro. In una situazione in cui tanti produttori si fanno abbacinare da professionisti che a parole dicono di voler far emergere il territorio, l’autoctonia, la personalità dei vignaioli, ma che nei fatti promuovono l’omologazione e la propria stessa immagine, il modus operandi di Festa è opposto. La sua idea è quella di mettersi al servizio dei viticoltori che lo interpellano – dai piccoli agricoltori alle grandi cooperative, da chi è legato a tradizioni di famiglia a chi parte da zero - da valorizzando le peculiarità della loro produzione. Con la degustazione dei vini da lui creati, non si individua la sua mano, bensì la personalità del produttore, il carattere del terroir, il profilo della varietà impiegata. La non imposizione di un protocollo standard di vinificazione valido per tutti, significa da un lato capire la psicologia dei propri clienti e rispettare i loro desiderata, dall’altro vuol dire avere quelle competenze tecniche necessarie per poter essere versati sia alla tradizione che all’innovazione (soprattutto), sia all’autoctono (soprattutto) che all’internazionale, sia alle piccole produzioni che ai grandi volumi.
L’avere un laboratorio di analisi, controllare le caratteristiche dell’uva alla vendemmia e ottimizzare la produzione con l’implementazione di apparecchiatura basate sulla tecnologia Foss, consente a Festa la selezione delle bacche per fasce di qualità. Una innovazione da lui introdotta, a cui è molto legato, è quella relativa alla lavorazioni delle uve in totale iperriduzione, assicurando a ogni stadio produttivo il mantenimento della catena del freddo grazie all’impiego dell’azoto liquido: ciò per preservare l’integrità del vino ed esaltarne profumi e fragranze. Ancora. Festa è stato il primo nella regione a utilizzare il filtro tangenziale a fibra cava e a ricorrere ai tappi in vetro. Eppure, quando è necessario, non esita ad impiegare botti grandi, lunghi affinamenti sulle fecce fini, protratte macerazioni sulle bucce, fermentazioni in legno, batonnage: pura tradizione, insomma. Senza contare il suo infinito amore per il territorio e i vitigni autoctoni, che lo hanno portato – fra i primi – alla vinificazione in purezza della Cococciola.

 

Ma è con una breve analisi delle cantine presenti alla serata milanese del Westin, che si può capire ancora meglio questa filosofia professionale.

 


 

LE AZIENDE PRESENTI

 

BELFIORE
Azienda di antiche origini, situata in quel di Loreto Aprutino, nel cuore del pescarese, si sta facendo conoscere per dei vini che ben fondono un carattere identitario e tradizionale a un approccio più moderno. Suo vino di punta è il Montepulciano d’Abruzzo Doc Etichetta Oro. Da vigne di 15 anni, allevate a pergola abruzzese (impropriamente definita “tendone”) e a filare, con rese molto basse, non superiori ai 65 q/ha, lo si ottiene vinificando e macerando le uve per 21 giorni in acciaio. Malolattica e affinamento si svolgono in fusti da 20 hl; fa seguito un’ulteriore elevazione in vasche inox. Completa il quadro un imbottigliamento senza filtrazione. Ne deriva un vino dal bouquet etereo, intenso, con note di marasca, ricordi vanigliati, piccoli frutti rossi e sottobosco; alla beva mostra struttura, calore alcolico e soprattutto armonia, i tannini sono ben presenti, ma sono fini, setosi e maturi.

 

CANTINE CIAMPOLI
I Ciampoli, di antiche origini toscane, sono attivi nel settore sin dal 1925, con base a Ortona: la crescita aziendale e la ricerca continua della qualità hanno contribuito alla voglia di costruire l’attuale cantina, prospiciente il mare Adriatico. In origine dotata solo di vasche e botti, oggi la struttura è fornita anche di un impianto di fermentazione a temperatura controllata, pressa soffice, vinificatori e serbatoi di stoccaggio in acciaio inox, barrique di rovere per l’affinamento e una linea d’imbottigliamento moderna. Tra i vini aziendali più ricchi di fascino va menzionato l’Angenico Cococciola, vitigno d’elezione di Vittorio Festa. Dal profumo tipicamente fruttato, con note soprattutto agrumate di lime e pompelmo, e ricordi di fiori bianchi, ha un gusto gradevolmente fresco, quasi acidulo in gioventù, di buona struttura e interessante persistenza.

 

CANTINA SANGRO
Si tratta di una piccola cooperativa, che opera con funzionalità e dinamismo. Riuscendo a coniugare i numeri (comunque contenuti) a una solida costanza qualitativa dei suoi prodotti. Tra quelli presentati a Milano, da citare il Montepulciano d’Abruzzo Doc Terra Regia. Affinato per 24 mesi, di cui 18 fra botti grandi e barrique e 6 in vetro, spicca per il suo color rubino carico con riflessi brillanti, per il suo profumo di prugne e amarene fuso a una spezia morbida, che va dalla vaniglia al cacao, e una più piccante nota di pepe nero e liquerizia; in bocca ha valida struttura, un buon equilibrio, dal gusto decisamente secco, giustamente caldo di alcol, di bella trama tannica e interessante persistenza.

 

La continuazione del report verrà pubblicato in questa sezione del sito dal 29 aprile p.v.

 

 


 

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